Quando torneremo a viaggiare torneremo ad Arles; torneremo ai tuoi colori, ai tuoi paesaggi, Vincent. La natura selvaggia di questa regione ti aveva affascinato, con il sole splendente e la trasparenza dell’aria; qui, hai attinto molto dalla vita, mettendo il cavalletto a terra e non prestando attenzione nemmeno al forte vento di tramontana.

Ad Arles hai vissuto uno dei periodi più bui della tua breve vita. Ma non è stata sempre angoscia ad Arles vero?
In alcuni momenti eri felice di essere qui, come quando scrivesti a Theo: “Mai ho avuto una tale possibilità; qui la natura è straordinariamente bella. Dappertutto e in ogni luogo la cupola del cielo è di un azzurro mirabile, il sole ha una radiosità di zolfo pallido ed è dolce e incantevole come la combinazione dei celesti e dei gialli dei Vermeer di Delfi. Non riesco a dipingere altrettanto bene, ma mi concentro talmente, che mi lascio andare senza pensare ad alcuna regola. … Ho deciso adesso, per partito preso, di non tracciare mai più un quadro col carboncino. Non serve a nulla: bisogna attaccare il disegno con il colore stesso, per disegnare bene.”
Era settembre 1888, in quell’autunno dipingesti Les Alyscamps. La necropoli romana sarà il primo luogo in cui torneremo a cercarti; percorreremo il viale di cipressi costeggiato di sarcofagi aperti, respireremo la serenità che questo luogo emana, troveremo il punto esatto in cui hai posato il tuo cavalletto (Gauguin era con te quel giorno?): Non importa in che stagione saremo lì, i nostri occhi vedranno sempre le fiammeggianti tinte autunnali che vedevi tu.

Tanta bellezza ti circondava, eppure quanto ne godevi realmente? Riuscivi a trarre un puro piacere da quei panorami o eri così concentrato sui colori e sulle forme, che volevi riportare sulla tela da non riuscire a gioirne?
In quegli stessi giorni di settembre scrivevi: “Credo che la città di Arles sia stata in altri tempi molto più  gloriosa per la bellezza delle donne che non per quella dei costumi. Ora tutto ha un aspetto ammalato e sbiadito riguardo al carattere. Ma osservando a lungo, il vecchio incanto si sprigiona ancora. E` per questa ragione che capisco che restando qui non perdo assolutamente niente, anche accontentandomi di veder passare le cose, come un ragno attende le mosche al centro della sua tela. Non posso forzare nulla, e da come sono sistemato ora posso approfittare di tutte le belle giornate, di tutte le buone occasioni per cogliere un quadro vero e proprio da un momento all’altro”

Mi piace pensarti intento a scrivere nella casetta gialla, che avevi preso in affitto al numero 2 di Place Lamartine e nella quale convivevi con Gauguin. “La mia casa qui è dipinta all’esterno di un giallo burro e ha le imposte verdi. Si trova in pieno sole in una piazza sulla quale si affaccia anche un parco di platani oleandri e acacie”.

Mi sono sempre chiesta perché la tua stanza al secondo piano abbia le imposte chiuse, mentre nella stanza di Gauguin, all’angolo, le imposte sono spalancate; fu un gioco di cromia o uno specchio del tuo stato d’animo? Oppure era un invito al tuo amico a raggiungerti presto? Forse la spiegazione è nell’accurata descrizione del quadro che ne hai dipinto, contenuta nella lettera che hai inviato a tuo fratello a metà di ottobre 1888.

La camera di Vincent ad Arles 1888

Mio caro Theo, finalmente ti mando un piccolo schizzo per darti almeno un’idea di come viene il lavoro. Perché oggi mi ci sono rimesso. Ho ancora gli occhi stanchi, ma intanto avevo una nuova idea nel cervello, ed eccone lo schizzo. Sempre tela da trenta. Questa volta è la mia stanza da letto, solo che il colore deve fare tutto, dando attraverso la sua semplificazione uno stile più grande alle cose, e deve suggerire il riposo o in genere il sonno. Insomma la vista del quadro deve riposare la testa, o meglio l’immaginazione. I muri sono lilla pallido. Il pavimento e` a mattoni quadrati rossi. Il legno del letto e le sedie sono giallo burro chiaro, il lenzuolo e i cuscini verde limone molto chiaro. La coperta rosso scarlatta. La finestra verde. La tavola di toilette arancione, il bacile blu. Le porte sono lilla. E non c’e` altro – nient’altro in questa stanza con le persiane chiuse. La quadratura dei mobili deve rafforzare l’idea di un riposo inalterabile. Sul muro di entrata, uno specchio, un asciugamano e alcuni vestiti.

Oggi, la tua casa non esiste più. Dopo un bombardamento avvenuto nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’edificio è stato prima danneggiato, e dopo, ormai irrecuperabile, è stato completamente demolito.
Quanti sogni coltivavi per quelle 4 stanzette! E quanta angoscia hai sofferto quando realizzasti che non sarebbe mai stata il luogo d’origine della nuova ed straordinaria scuola artistica, che tanto avevate progettato e che il tuo Paul se ne sarebbe andato.

Pochi mesi erano passati da quando condividevate con passione e serenità l’impegno per il vostro lavoro e tu passeggiavi lungo le rive del Rodano a cercare ispirazione; ricordi la notte in cui ti abbagliarono le stelle? Avevi percorso la riva del fiume fino al ponte di ferro che unisce Arles al piccolo sobborgo di Trinquetaille; così la descrivesti a Theo: “In realtà, il cielo stellato dipinto di notte, è influenzato dai gas. Il cielo è color acquamarina, l’acqua del fiume è blu, mentre la terra è color malva. La città è blu e viola. Il gas è giallo ed i riflessi sono di un ruggine/oro che tende al verde/bronzo. La parte del cielo color acquamarina, l’Orsa Maggiore brilla verde e rosa, che si pone in contrasto con il color oro acceso del gas. Due piccole e colorate figure di amanti sono in primo piano

Quando torneremo a viaggiare passeggeremo di notte lungo il Rodano a cercare il tuo sguardo nell’Orsa Maggiore.

Poi la mattina andremo al ponte di Trinquetaille, a percorrere quei tanti scalini, di cui scrivesti a Theo il 13 ottobre 1888; “Infine il ponte di Trinquetaille, con tutti quegli scalini, è una tela dipinta un mattino grigio; le pietre, l’asfalto, il lastricato sono grigi, il cielo azzurro pallido, figurine colorate, un albero stento dal fogliame giallo”; l’alberello stento dal fogliame giallo, ora è diventato un grande platano sai? Invece il ponte è più brutto, con il tratto centrale sostituito da una struttura più moderna, che gli ha tolto ogni poesia. 

Arles è una piccola città, la si potrebbe girare in una giornata, ma è così piena di te che i giorni non bastano mai.
Quando torneremo a viaggiare andremo, di sabato, al mercato che si svolge lungo il Boulevard des Lices, e poi ci riposeremo sulle panchine a Le Jardin d’Été e penseremo alle parole che scrivesti a tua Wilhelmina: “Non so se capirai che si può fare una poesia solo disponendo sapientemente dei colori, così come si possono dire cose consolanti in musica. Allo stesso modo, alcune linee bizzarre, scelte e moltiplicate, serpeggianti in tutto il quadro, non devono dare un giardino nella sua rassomiglianza volgare, ma disegnarcelo come veduto in sogno, nel tempo stesso reale, eppure più strano che nella realtà.

Vincent_van_Gogh_-_Entrance_to_the_Public_Gardens_in_Arle_-_Google_Art_Project1206_Giardini_Pubblici-crop

Torneremo a cercarti nei bar la notte; il bar di Madame Ginoux in Place Lamartine non esiste più, non ci offrirà il rifugio di cui scrivevi

il caffè di notte 1888

Oggi, probabilmente, inizierò a lavorare sull’ambiente interno del café dove ho una stanza, con la luce a gas, durante la sera. È quello che qui loro chiamano “café de nuit” (ci sono molti locali del genere qui), che rimangono aperti tutta la notte. “Coloro che girano di notte” possono rifugiarsi qui quando non hanno denaro per pagare un alloggio, oppure sono troppo ubriachi per rientrare.”

Ma potremo bere un caffè in Place du Forum a Le Cafe La Nuit; ora si chiama Cafè Van Gogh, è ancora tutto giallo, con i tavolini rotondi, che traballano sui lastroni disconnessi.

E andremo al Ponte Langlois, per ritrovare i colori chiari e trasparenti di una primavera appena iniziata. Quali erano i tuoi pensieri mentre dipingevi il ponte di Langlois? Il cielo era terso e sereno e il sole, non visibile nel tuo quadro ma intuibile dalla luce folgorante che lo pervade, illuminava tutto il paesaggio. L’acqua del canale era segnata da leggere increspature, che si irradiavano dalle mani delle lavandaie immerse nel fiume. Rivolgesti loro la parola o ti limitasti ad osservarle? E loro si accorsero di te?

E poi fuori dal centro, ti ritroveremo nei colori della campagna, a Montmajour,  lungo le strade che attraversano Les Alpilles e portano a Saint Remy.

Infine verremo a cercarti all’Hôtel-Dieu, l’ospedale dove fosti ricoverato alla vigilia di Natale. Ti aveva trovato Gauguin, tutto coperto di sangue, all’alba quando rientrò dopo il violento litigio con te la sera del 23 dicembre 1888 nella casa gialla. Ti eri tagliato un orecchio con un rasoio, lo avevi avvolto in un foglio di giornale e fatto recapitare al bordello, a Rachel. Era stato un gesto di rabbia, di disperazione; per che cosa? Fu l’esito di quel violento litigio con Paul o fu la lettera, ricevuta quel mattino, in cui tuo fratello Theo annunciava le proprie nozze? Oppure volevi rendere visibile, all’esterno, il grande dolore che stava spezzando il tuo cuore.
Ti tennero in isolamento per due settimane, l’ospedale era una trappola che soffocava completamente il tuo bisogno libertà; il senso di claustrofobia e il bisogno di aria sono palpabili nel quadro Il cortile dell’ospedale di Arles, l’unico punto di colore e gentilezza che la finestra della tua camera poteva offrirti,

ma le sfarzose aiuole fiorite non riuscivano a rendere gradevole un luogo, che impediva allo sguardo di vedere gli spazi aperti e tu lo urlavi, per mezzo dei tronchi nodosi dei tre pioppi intrecciati come cavalli di frisia. “Dato che qui l’inverno continua, datemi retta e lasciatemi tranquillamente continuare il mio lavoro, e se sarà quello di un pazzo tanto peggio. In questo caso non sarà colpa mia. Le allucinazioni intollerabili sono cessate, e sono diventate per ora dei semplici incubi, a forza di prendere, credo, del bromuro di potassio“(28 dicembre 1888)

Ora l’ospedale non c’è più, al suo posto c’è una mediateca, che si chiama “Espace Van Gogh”, ed è stata restaurata in modo del tutto fedele al quadro; quando torneremo a viaggiare torneremo all’Espace Van Gogh, ci siederemo sul bordo della fontana e guarderemo in su, verso la tua finestra; ma non ti troveremo, la vedremo chiusa perchè tu sarai uscito e in un rinnovato senso di pace starai scrivendo a Theo per dirgli: Presto torneranno i giorni belli, e io ricomincerò a occuparmi di frutteti in fiore“.

Ciao Vincent, presto torneranno i giorni belli anche per noi, torneremo a viaggiare. Aspettaci ad Arles

Tua
Maddalena Robin

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